08 Giu Le Zes: zone economiche speciali. Il sogno per far crescere Genova. “Uno shock fiscale per rilanciare la cittĂ ” đ
Zes
âIncentivi alle imprese come in Cina, il sogno per fare crescere Genovaâ
Il direttore generale del Comune, Pasquale Criscuolo: âNecessaria una Zona Economica Speciale, con una tassazione agevolata sul modello di Shenzenâ
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Francesco Margiocco, 8 Giugno 2026
Genova â Per Pasquale Criscuolo, segretario generale e direttore generale del Comune di Genova, le Zes, Zone economiche speciali, e le Zls, Zone logistiche semplificate sono âunâenorme opportunitĂ â. Un modo per âattrarre nuove iniziative imprenditoriali, o supportare quelle giĂ presenti, grazie a speciali condizioni funzionali ad agevolare investimenti e sviluppoâ. Criscuolo cita i dati della Banca Mondiale: âTra i quindici maggiori Paesi esportatori di prodotti ad alta tecnologia, ad esempio, figurano ben nove Paesi dotati di Zesâ, e ricorda che âin Cina il maggior tasso di accelerazione dello sviluppo economico e sociale si è verificato nelle aree in cui il governo ha istituito le Zesâ. Si riferisce a Shenzen, metropoli da 18 milioni di abitanti della Cina orientale, che con la sua politica di forti incentivi per le imprese, fino a otto volte superiori rispetto a quelli riconosciuti nei Paesi Ocse, una tassazione nelle Zone economiche speciali del 15% sul reddito delle societĂ , rispetto allâaliquota ordinaria del 25%, procedure amministrative semplificate, ha avuto nel 2025 una crescita del Pil del 5,5%, attirando capitali internazionali.
Anche il governo Meloni punta sulle Zes?
âIn Italia sono state istituite giĂ nel 2017, per favorire lo sviluppo dellâeconomia di otto aree del Meridione, semplificando gli adempimenti amministrativi, e dando agevolazioni fiscali e doganali. Il governo Meloni ha istituito nel 2023 la Zes unica per il Mezzogiorno. Sulla carta una buona idea, che unisce in unâunica area, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna, di recente anche Marche e Umbria. Lâagevolazione principale è un credito di imposta sugli investimenti effettuati. Ă palese però che il rilancio dellâeconomia in molte di queste aree non sta concretizzandosi come avrebbe potuto e dovuto, perchĂŠ la sussistenza delle sole condizioni vantaggiose previste dalla legge non basta. Occorre mettere in campo una visione strategica e sistemica complessiva, anche attraverso unâazione di accompagnamento sostanziale, e non solo formale sugli aspetti procedurali, una molteplicitĂ di azioni che rendano davvero conveniente investire in quelle regioni. Occorrono infrastrutture di trasporto e digitali adeguate, percorsi di formazione specializzata, politiche di agevolazioni tributarie e patrimoniali di territorio, pubbliche amministrazioni efficienti. Tutti requisiti Genova, ad esempio, possiedeâ.
Sta dicendo che a Genova la Zes funzionerebbe?
âA Genova, con il decreto Genova approvato nel settembre del 2018, è stata istituita una Zls (Zona logistica semplificata, ndr.). Le Zls sono una declinazione delle Zes, individuate in aree geografiche che prevedono la presenza di porti, interporti, zone retroportuali. Le nuove infrastrutture trasportistiche, come il Terzo Valico, e digitali, lâorientamento ad attivare percorsi di formazione specializzata per rispondere anche alle esigenze di avere profili altamente qualificati, qualitĂ della vita e politiche di rigenerazione urbana con agevolazioni per chi vuole investire a Genova, non possono che accrescere la sua competitivitĂ . Nei giorni scorsi, il consiglio comunale ha approvato una delibera per unâoperazione di rigenerazione urbana su larga scala, con agevolazioni e incentivi a favore dei privati che vorranno investire capitale. Nelle aree Zes e Zls sarebbe molto utile introdurre anche regimi di tassazione sulle imprese agevolate sul modello della Cina. Sarebbe un intervento di portata ancora piĂš ampia. Ă chiaro però che su questa materia può decidere soltanto lo Statoâ.
Cosâaltro dovrebbe fare il governo?
âOccorrono interventi radicali sul funzionamento e sullâorganizzazione dellâapparato pubblico. Da anni assistiamo a una proliferazione normativa nella direzione della semplificazione amministrativa, ma non si mette mano allâorganizzazione dei processi e, a cascata, ai rapporti tra amministrazione centrale, enti territoriali e localiâ.
Può spiegare meglio?
âUna grande opera, in Italia richiede in media dai 4 ai 14 anni. Il 54% di questo tempo se ne va in azioni amministrative. In altre parole, la progettazione e lâesecuzione dellâopera prendono meno tempo del solo iter amministrativo. Dobbiamo reingegnerizzare i processi, ricodificare e standardizzare i flussi operativi anche utilizzando le moderne tecnologie, stabilire chi fa cosa e in quanto tempo, e dobbiamo risparmiare tempo tra una fase e lâaltra. Le nostre imprese perdono competitivitĂ e il nostro Paese perde attrattivitĂ sul piano degli investimenti. In questi anni abbiamo semplificato la burocrazia, ma non abbiamo messo mano allâorganizzazione della pubblica amministrazione. Basterebbe imitare quello che fanno altri Paesiâ.
Cosa fanno?
âIn alcuni Stati dellâUnione europea, ad esempio, in seno alla presidenza del Consiglio câè una struttura che si occupa dellâorganizzazione complessiva e dellâanalisi dellâoperativitĂ dellâapparato statale: analizza i flussi operativi tra i vari ministeri e tra ministeri, regioni, province e comuni. DĂ una visione dâinsieme, dialogando con i territori, e aiutando a valutare la strategicitĂ degli investimenti, per fare in modo che non si disperdano in investimenti inutili. Questo consente di mettere a terra in maniera piĂš proficua i cosiddetti obiettivi strategici nazionaliâ.
Quello che è mancato in Italia con il Pnrr?
âĂ stata una grande opportunitĂ per il nostro Paese, ma avremmo dovuto sfruttarla meglio. Con le dovute eccezioni, è prevalsa una bassa qualitĂ degli investimenti, molta frammentazione, e ciò non porterĂ a conseguire grandi benefici strutturali. Gli investimenti, secondo le linee guida della Commissione europea, avrebbero dovuto avere un effetto moltiplicatore, cosa che in molti casi non sta avvenendoâ.
Da dove ripartire?
âGenova ha un grande potenziale. Il Secolo XIX ha dedicato di recente un approfondito articolo alla Genova che fu: la grande industria e 850 mila abitanti. Oggi ne conta 560 mila, la grande industria non è quella di un tempo, ma la cittĂ può attrarre investimenti e capitale privato, ha una forte infrastrutturazione digitale, penso ai cavi sottomarini e ai data center, e può riposizionarsi con un ventaglio di funzioni e attivitĂ molto piĂš ampio rispetto al passatoâ.
https://www.ilsecoloxix.it/genova/2026/06/08/news/incentivi_imprese_cina_crescere_genova-15651806/

